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svezzamento o auto-svezzamentoIl terzo articolo della Dott.ssa Gisella Giovannetti sull'alimentazione infantile e' dedicato allo svezzamento fase importante, e a volte difficile, della crescita del bambino.

 

Svezzamento o autosvezzamento?

 

È un tema che divide i pediatri. Su questo argomento il dibattito si infiamma, anche perché non è facile dare una risposta univoca. Una scelta oppure l'altra potrebbe non essere adeguata per i diversi contesti  familiari. Proviamo a fare chiarezza.

Dai 6 mesi di età si può osservare che il bambino è capace di stare seduto, di afferrare e portare alla bocca i cibi che gli vengono proposti e rivolge interesse per quello che è in tavola e che mangiano i genitori. È questo il periodo in cui è possibile iniziare a proporre alimenti diversi dal latte materno o di formula.

Innanzitutto è bene partire da un presupposto: alimentare un neonato, non è  introdurre cibo nel bambino, ma curare la relazione e aiutarlo ad apprendere le abilità connesse alla nutrizione.

Secondo la Federazione Italiana Medici Pediatri  è necessario sfatare alcuni miti che sono ancora ben radicati nel nostro Paese a proposito dello svezzamento:

  • non esistono evidenze scientifiche a supporto della pratica di iniziare lo svezzamento con brodo vegetale di patata o carota;
  • non esistono evidenze scientifiche della necessità di allenare preliminarmente il neonato al cucchiaino con la frutta;
  • non esistono evidenze scientifiche per cui sia consigliabile iniziare l’introduzione di cibi solidi in sostituzione della poppata delle 12;
  • non ci sono dimostrazioni scientifiche secondo le quali sia necessario dover preparare alimenti speciali o diversi solo per il bambino, né dover rispettare quantità di cibo e tempistiche standard per lo svezzamento.

Vediamo allora di fare un confronto tra lo svezzamento tradizionale e l’autosvezzamento.

 

Svezzamento tradizionale

 

  1. Viene iniziato secondo le indicazioni del pediatra o di un’altra persona;
  2. si tende a introdurre un pasto completo alla volta e a eliminare la poppata corrispondente seguendo un calendario prestabilito;
  3. il bambino di solito mangia separatamente dal resto della famiglia;
  4. si tendono a privilegiare pappe, omogeneizzati e baby food, perché si inizia presto lo svezzamento e, quindi, non si hanno alternative. Non è significativo se  le pappe sono preparate a casa o acquistate già pronte;
  5. la gradualità è dalle pappe ai pezzetti, dai pezzetti più grandi al cibo “normale”.

Il limite maggiore dello svezzamento tradizionale è  nell’applicare rigidamente lo schema alimentare, trattando il cibo come una medicina, sforzando il bambino a mangiare tutto.

 La parola SVEZZAMENTO indica un processo lento e graduale e che soprattutto rispetti i tempi del bambino, non quello degli adulti.  Ci sono bimbi che per le prime venti-trenta volte vogliono solo assaggiare; a un certo punto, chi prima chi dopo, tutti inizieranno a mangiare.

 

Autosvezzamento

 

  1. È un processo che inizia solo quando lo decide il bambino e non qualcun altro;
  2. si comincia con piccoli assaggi, effettuati con la famiglia a tavola. Il latte non viene sostituito seguendo il calendario, ma seguendo il naturale sviluppo del bambino;
  3. pasti vengono sempre condivisi per cui il bambino non mangia da solo;
  4. siccome abbiamo atteso che il bambino fosse pronto, non c’è nessun bisogno di affidarsi a cibi speciali preparati solo per lui. Invece, possiamo condividere la tavola e quello che c’è: tutti in famiglia mangiano le stesse cose;
  5. la gradualità consiste nel passaggio da micro assaggi ad assaggi sempre più consistenti, fino a veri e propri pasti.

I limiti di questo metodo riguardano le abitudini alimentari della famiglia. È inutile sottolineare che, se in famiglia, non c’è  una “cultura alimentare“ , è molto meglio affidarsi alle pappe industriali.

Un altro ostacolo riguarda la possibilità del piccolo ad essere pronto alla masticazione. A sei mesi potrebbe non essere in grado di introdurre in bocca un grosso maccherone o grandi bocconi  di carne, rischiando il soffocamento; allora, il buon senso, porterà a triturare o addirittura a frullare  gli alimenti che consumano gli adulti, fino a che il bambino sarà in grado di deglutire e masticare.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomanda che i cibi adatti allo svezzamento abbiano le seguenti caratteristiche:

  1. siano ricchi in nutrienti;
  2. puliti e sicuri;
  3. siano facili da preparare nel contesto dell’alimentazione della famiglia;
  4. reperibili localmente e a costi ragionevoli.

A questo punto  vale la pena considerare i benefici della dieta mediterranea e sarà bene che tutta la famiglia ne conosca le virtù, in quanto, prima o dopo l’anno di età, il bambino consumerà gli stessi alimenti dei genitori.

Come deve essere un modello di dieta mediterranea?

Di seguito sono indicate delle  indicazioni di base:

  • utilizzare alimenti biologici;
  • acquistare cereali non industrialmente raffinati;
  • variare i cereali nell’arco della settimana, utilizzando riso integrale, miglio, farro, orzo decorticati ( non solo pasta e pane di grano );
  • variare  verdura e frutta di stagione consumandone anche fuori pasto;
  • utilizzare olio di oliva extravergine;
  • utilizzare semi e frutta secca, ricchi di sali minerali e olii vegetali;
  • consumare principalmente pesce azzurro;
  • sostituire più volte la settimana la carne con i legumi;
  • evitare succhi di frutta, bevande zuccherate, merendine, formaggini  e carni conservate.

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